KARATE MAGAZINE ITALIA

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Intervista a Michele Martina  Campione Europeo Under 21 -75kg kumite

Atleta: Michele Martina
Nato a: Tivoli
Specialità: Kumite
Peso: -75kg
Società di Appartenenza: Dokko-do San Pietro
Maestro: Nicola Ciarloni, Vincenzo De Leo


KMI: Ci racconti in sintesi la tua storia?
Michele: Non ricordo se ho prima imparato a camminare o a frequentare corsi di karate. Ho iniziato a 4 anni ed immediatamente a confrontarmi nelle competizioni. Poi è arrivato il maestro Nicola che allenava Vincenzo De Leo e grazie al suo esempio e alla passione innata inevitabilmente mi sono concentrato sul kumite. Infine con la loro costante presenza e col supporto immancabile di papà che mi ha portato sempre ovunque e di mamma e Ileana(mia sorella) che mi hanno sempre seguito ad ogni gara ho iniziato a collezionare i primi successi, in Italia prima e in Europa ora.


KMI: La cosa più importante per essere competitivi nel kumite ?
Michele: Credo che la cosa più importante sia allenarsi sempre e con voglia, dare sempre il massimo ad ogni allenamento ma fare ben attenzione a non far diventare il nostro più bel gioco un’ossessione altrimenti si perde di vista l’obbiettivo che è proprio divertirsi. Penso che il divertimento porti alla vittoria e non il contrario.


KMI: Qual è la cosa più difficile e divertente nelle competizioni?
Michele: La cosa più difficile forse è il non pensare al risultato, nel senso di liberare la mente dai brutti pensieri, anche se più è importante la gara e più è difficile farlo. Riguardo la cosa più divertente invece mi è difficile individuare una singola parte della gara ma forse perché è proprio gareggiare che mi diverte, magari anche con avversari di alto valore. Se poi ci aggiungiamo una gran bella prestazione e un bel primo posto allora è la perfezione ahahaha.


KMI: Come sei quando vai a competere?
Michele: Innanzitutto non vedo l’ora di fare il peso così posso mangiare quel che mi pare ahaha. A parte gli scherzi, provo a non farmi prendere troppo dall’ansia ed infatti a differenza di molti preferisco stare in compagnia e parlare un po’ per poi, un’oretta prima della gara, iniziare a concentrarmi e parlare un po’ meno.


KMI: Costa un sacco di fatica per mantenere un buon livello. Cosa ti spinge?
Michele: Beh come ho detto prima lo faccio perché mi piace da matti altrimenti non avrebbe senso, però naturalmente il primo obbiettivo è cercare sempre di migliorarmi per dei sogni che mi sono posto un bel po’ di anni fa e che passo dopo passo si stanno sempre più materializzando. Spero di continuare così.


KMI: Quale e il tuo più grande avversario ?
Michele: Può sembrare una frase fatta ma fin da piccolo il mio più grande problema credo sia stato sempre io e nessun altro. Spesso non sono riuscito a superare il gradino più importante ma sono sempre stato convinto dipendesse da me. Se devo riferirmi invece agli avversari veri e propri più forti che abbia mai incontrato sicuramente è d’obbligo menzionare Luigi Busà ai campionati italiani assoluti di Torino dello scorso anno e l’ungherese Gabor Harspataki ai campionati europei appena fatti.


KMI: Come ti concentri prima della gara?
Michele: Sono un tipo che non cerca mai di caricarsi con rabbia agonistica o che come si suol dire cerca di “gasarsi”, anzi tutt’altro, infatti prima di ogni gara cerco di stare il più tranquillo possibile parlando con i miei compagni e proprio per questo non sono solito ascoltare musica. Se invece manca ancora qualche ora mi stendo tra gli spalti per poi iniziare a scaldarmi con le solite modalità.


KMI: Hai scaramanzie particolari?
Michele: Fino a qualche anno fa ero parecchio scaramantico, pensa che indossavo addirittura delle mutande da gara ahahaha. Ma poi ho deciso di lasciar perdere ogni tipo di scaramanzia perché iniziava a diventare troppo influenzante. Ora non credo più alla cattiva sorte ma più che altro sono convinto che alcune cose aiutino a concentrarsi più che a portare fortuna.


KMI: Ci racconti qualche curiosità sulla tua vita privata?
Michele: Penso che solo il fatto che io segua un corso di studi di matematica all’Università sia più che curioso ahahaha.